1. Chiedi prima l’autorizzazione
“Autorizzo la famiglia a contattare i referenti professionali da me indicati esclusivamente per verificare le esperienze lavorative dichiarate.”
È preferibile che la candidata avvisi direttamente il referente e indichi nome, recapito, relazione professionale e periodo di lavoro. Un numero ricevuto da terzi o trovato online non equivale a un’autorizzazione.
2. Verifica chi stai contattando
- Chiedi nome e rapporto avuto con la candidata.
- Spiega brevemente chi sei e perché stai chiamando.
- Conferma che la persona sappia di essere stata indicata come referente.
- Non inviare dati dettagliati della persona assistita.
3. Le sette domande da fare
- In quale periodo ha lavorato con voi e con quale frequenza?
- Quali erano le principali attività concordate?
- Era puntuale e affidabile rispetto a orari e impegni?
- Come comunicava con la persona assistita e con la famiglia?
- Come gestiva variazioni, difficoltà o imprevisti quotidiani?
- L’esperienza indicata dalla candidata corrisponde a quella che ricordate?
- Se si presentasse una situazione simile, valutereste di lavorare nuovamente con lei?
Chiedi esempi concreti e mantieni un tono neutrale. Una pausa o una risposta sintetica non sono, da sole, un segnale negativo: alcuni ex datori preferiscono limitarsi a confermare dati essenziali.
4. Cosa non chiedere e non conservare
- Informazioni su salute, famiglia, religione, politica o vita privata.
- Voci su procedimenti giudiziari o contestazioni disciplinari.
- Giudizi generici non collegati alle attività svolte.
- Registrazioni della telefonata senza una base giuridica e un’informazione adeguata.
- Copie o appunti più dettagliati del necessario.
5. Registra soltanto l’essenziale
Data della verifica e nome del referente.
Periodo e attività confermate.
Due o tre elementi professionali rilevanti.
Eventuali differenze fattuali da chiarire con la candidata.
Esito: coerente, parzialmente coerente o da approfondire.
Se emerge una differenza, chiedi prima spiegazioni alla candidata. Date imprecise o mansioni descritte con parole diverse possono avere una spiegazione; identità inventate, referenti inconsapevoli o esperienze completamente discordanti richiedono invece particolare cautela.
La referenza è un elemento, non una garanzia
Una buona referenza descrive un’esperienza passata. Non certifica l’identità, non sostituisce il colloquio e non assicura che la persona sia adatta a una situazione diversa. La decisione finale deve combinare colloquio, incontro con l’assistito, compatibilità delle attività, condizioni chiare e corretta formalizzazione del rapporto.
Fonti e approfondimenti
- Garante Privacy — Referenze professionali e autorizzazione esplicita
- Garante Privacy — Codice di condotta per il settore delle agenzie per il lavoro
- Garante Privacy — Principi sul trattamento dei dati nella selezione
Contenuto informativo: non sostituisce una consulenza legale, contrattuale, sanitaria o professionale riferita al caso concreto.